L’economia italiana: sviluppo o declino
Interessante dibattito sull’economia italiana al Centro Sociale.
Si è conclusa ieri la serie di conferenze con cui il circolo culturale Aldo Moro ha voluto discutere di politica e cultura. Dopo aver discusso nel corso del primo incontro del ruolo dei cattolici in politica, ieri sera si sono confrontati il vicedirettore del Corriere della Sera, il Bresciano Massimo Muchetti, e il viceministro dell’economia Roberto Pinza.
Di fronte ad una vasta platea i due hanno affrontato i nodi principali dell’economia italiana in modo colto e puntuale, riuscendo però a descrivere i meccanismi finanziari con una certa dote di semplicità e chiarezza.
Con tono brillante ed informale Muchetti ha incalzato il viceministro con osservazioni rigorose sullo stato dell’economia. Pinza non si è sottratto al gioco, anzi se n’è servito per esprimere la sua opinione, spesso disincantata, sullo stato delle cose.
Si è così parlato della sfida della globalizzazione e di come l’Italia abbia negli ultimi anni saputo riprendersi quote di mercato nel mondo. Si sono analizzati i diversi scandali che hanno colpito i mercati internazionali e nazionali (mutui subprime, carte di credito, crack di Enron, Parmalat ecc.) sottolineando come sia mancato il controllo da parte degli enti preposti.
Proprio partendo da questa considerazione, Muchetti ha lanciato i suoi strali contro la Banca d’Italia e ha lamentato l’eccessiva ossequiosità della politica verso i banchieri centrali portatori di idee importanti, ma anche di banalità, nonchè colpevoli di una certa lassità nel controllo.
Il titolo del dibattito (declino o sviluppo dell’economia italiana) non è stato sciolto. Troppo vaste le problematiche proposte dai mercati, troppo ampie le capacità e le possibilità di risposta a questi temi. Molti economisti togati hanno fallito nell’indicare le insorgenze e le risoluzioni.
Muchetti invoca una visione della politica che manca. Pinza conferma lamentando l’impreparazione dei partiti nella comprensione dei problemi internazionali e dell’economia.
Emerge quindi un ritardo culturale dell’Italia, ma legato a settori della nostra nazione, piuttosto che a singole iniziative che esistono e sono meritevoli di essere segnalate.
Grande soddisfazione del presidente del circolo Aldo Moro per il successo dell’iniziativa.

