Un 25 Aprile nel ricordo dei caduti

25_aprile_2008.jpgIl consueto e doveroso omaggio del paese ai caduti della seconda guerra mondiale in occasione del 63° anniversario della liberazione italiana dal dominio nazifascista, programma che riportiamo dettagliamente in un altro articolo, ci consente di fare alcune riflessioni in merito all’avvenimento.

A qualcuno, infatti, potrà sembrare anacronistico il ripetersi in tutta la penisola di queste manifestazioni, ma esse sono necessarie per cementare un comune patrimonio nazionale. La liberazione dell’Italia non ha rappresentato solo la fine del dominio fascista, ma soprattutto l’inizio di un processo compiuto di democrazia in Italia.

Al di là delle strumentalizzazioni che sono state compiute per avvalorare la propria posizione politica (strumentalizzazioni ancora esistenti), non si deve commettere l’errore opposto svuotando di significato una festa di questo tipo.

Il tentativo di accomunare in un uguale giudizio coloro che sono morti sui due fronti è un errore. Diverso è, invece, il rispetto umano che si deve dare a tutte le vittime della guerra di liberazione.

Purtroppo, questo non avviene ancora. Da un lato, chi si ritiene ancora comunista, usa la resistenza per affermare la propria superiorità morale sulla destra; dall’altro, i tifosi ed i nostalgici, qualcuno vuole ribaltare il senso della storia negando che il fascismo sia stato una dittatura con enormi, terribili responsabilità sulle spalle. La maggioranza, invece, si disinteressa della questione in modo ipocrita e opportunistico.

La storia viene rivista, revisionata solo per interessi politici del momento, utilizzata per attaccare, demonizzare l’avversario. L’esempio ci è dato dalle dichiarazioni del senatore Dell’Utri che in nome di chissà quale urgenza morale chiede di riscrivere i libri di scuola.

Basta strumentalizzazioni. Lasciamo riposare i morti.

2 Commenti to “Un 25 Aprile nel ricordo dei caduti”

  1. leonardo:

    Dite bene lasciamo riposare i morti, ma che non siano morti invano, Ormai da qualche anno, avvertiamo il pericolo di un annebbiamento della memoria collettiva unito ad una consapevole contraffazione storica compiuta a fini politici.
    Assistiamo, anche nei nostri paesi, al riorganizzarsi di formazioni che si ispirano al fascismo e al nazismo, ne ostentano i simboli, rivendicando l’agibilità politica e rimettendo in scena provocazioni e minacce, fino alla riedizione dell’attentato, vedi gli avvenimenti che si sono succeduti a Rovato nell’ultimo periodo.
    Con la risposta antifascista, democratica di oltre un migliaio di persone in manifestazione a Rovato sabato 19 Aprile.
    E’ giusto perciò guardare alla resistenza come ad una maturazione civile e politica del popolo italiano che, scegliendo la sua guerra, contrappose ad un tipo di società, un’altra società, ha portato avanti e fatto affermare valori e ideali che poi sono stati fatti propri dai padri costituenti, valori che noi dobbiamo riprendere al più presto.
    Concludo dicendo che per scegliere si deve avere la capacità di giudicare, e per giudicare si deve conoscere: l’uso della libertà si fa nella conoscenza.

  2. giulio incontro:

    E’ stato un bel 25 aprile. Durante la commemorazione i ragazzi delle medie di Ospitaletto ci hanno lasciato degli spunti di riflessione importanti. Bravi. Uno di questi mi ha colpito molto, l’ho riletto più volte. Ve lo consegno così come l’ho ricevuto…Buona lettura

    Quando si è liberi. La libertà non è una cosa che si possa ricevere in regalo. Si può vivere in un paese di dittatura ed essere liberi, a una condizione però: basta lottare contro la dittatura. L’uomo che la pensa con la propria testa e conserva un cuore incorrotto è libero. L’uomo che lotta per ciò che egli ritiene giusto è libero. Al contrario: si può vivere nel paese più democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi. Malgrado l’assenza di ogni coercizione violenta, si è schiavi. Questo è male: non bisogna implorare la propria libertà dagli altri. La libertà bisogna prendersela, ognuno la porzione che può.

    Ignazio Silone

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