L’incendio a Mazzano può interessare anche noi?
Il gravissimo incendio scoppiato a Mazzano ha impressionato tutti per virulenza e gravità. Eppure, anche da noi potrebbe esistere questo problema. Sfogliando il Bresciaoggi si scopre che, inserita tra le aziende a rischio nella provincia bresciana, vi è la Stefana. Doveroso preoccuparsi.
L’incendio di Mazzano ripropone il tema delle aziende a rischio incidente, in una provincia fortemente industrializzata come quella di Brescia. Il Piano di emergenza della protezione civile, approvato dal consiglio nel settembre del 2007, prevede anche una sezione dedicata ai rischi industriali.
È in continuo aggiornamento per il costante monitoraggio e per l’evoluzione legislativa in materia, che attualmente fa riferimento al decreto legislativo 334/1999 che ha recepito la direttiva comunitaria 96/82/CE («Seveso II») poi leggermente modificato con il decreto legislativo 238/05 (direttiva 2003/105/CE, «Seveso III»).
Nel piano provinciale di protezione civile sono indicati 28 siti in provincia a rischio: 11 sono le aziende che sono considerate nella prima fascia di rischio per il tipo di lavorazioni e per la presenza di notevoli quantità di materiale lavorato, mentre 17 sono quelle inserite nella seconda fascia. Cinque, sul totale, si trovano in città; le altre in provincia.
LE AZIENDE di prima fascia hanno nei loro obblighi la presentazione in Prefettura di un piano preciso che indichi le procedure da avviare, in caso di incidente, all’interno: il piano antincendio, le vie di tutela e di fuga dei dipendenti, la disposizione di porte e cancelli. Il gestore dell’azienda, oltre alle procedure preventive, deve anche predisporre per le autorità competenti un’analisi dei rischi e una stima delle possibili conseguenze in caso di incidente.
Nel piano vengono poi segnalate le zone limitrofe alle aziende dove si ripercuotono le conseguenze di eventuali emergenze: sono catalogate come di «sicuro impatto» (elevata letalità), di «danno» (lesioni irreversibili) e di «attenzione» (possibili danni).
Quindi deve essere predisposto anche un piano di intervento per tutelare l’incolumità delle persone esterne al sito, nelle immediate vicinanze. Ad esempio, nella maggior parte dei casi, l’intervento di pianifuicazione prevede il rifugio al chiuso, ma a volte si può programmare anche l’evacuazione della zona.
Tra le 28 aziende segnalate un quarto si occupa di combustibili, mentre le altre tipologie più frequenti sono aziende metallurgiche e galvaniche. Per le procedure di intervento infine in caso di incidente chimico-industriale il piano indica come si debba fare riferimento alla «Direttiva regionale grandi rischi», precisando obblighi e responsabilità dei diversi soggetti coinvolti nelle operazioni.
Bresciaoggi del 17.2.09 a firma Mario Mattai


February 19th, 2009 alle 8:46 pm
Sicuramente interessa anche noi, visto la nuvola nera che nel tardo pomeriggio si vedeva anche da Ospitaletto.
Bene non fa la combustione di materiale plastico in grosse quantità, solo che enti come Arpa e Asl, secondo me, non hanno gli strumenti e le capacità di misurare l’impatto che questi eventi possano avere sul territorio circostante e per minimizzare dichiarano che non ci sono pericoli per la comunità.
Stefano