Sul Giornale di Brescia il libro di Scolari
Ha rappresentato l’età dell’oro dell’Italia del ‘900, con il boom economico e le grandi trasformazioni sociali. Parliamo degli anni tra il ‘50 e il ‘63, quelli della Dolce Vita per intenderci, che lo scrittore bresciano Giovanni Scolari ripercorre nel suo libro “L’Italia di Fellini” (Edizioni Sabinae).
“L’autore ha scelto di raccontare una fetta di storia molto saporita, ricca di fatti e eventi - ha rilevato Nino Dolfo, critico - prendendo come specchio uno dei geni del cinema. Viene ritratto non tanto l’ambiente della politica, ma la cultura e la società. Prende vita in queste pagine - da Luci del Varietà fino all’ultimo capitolo dedicato a “Otto e mezzo” - un’Italia picaresca e interessante, legata all’avanspettacolo, che ha in questo caso un osservatorio privilegiato in un grande autore superpartes”.
Scolari, professore di Italiano e Storia, in effetti utilizza il cinema felliniano come chiave di lettura per comprendere i cambiamenti epocali del Paese. “Il mio lavoro ha un’origine antica - spiega l’autore - in quanto nasce dalla mia tesi di laurea. Questa parte di storia del Paese è al centro dell’immaginario cinematografico di Fellini, regista che non appartiene a nessuna chiesa e a nessun palazzo, ma è poco conosciuta e narrata dai libri. “Lo sceicco bianco”, ”I vitelloni”, “La strada”, “Le notti di Cabiria”, “La dolce vita” rappresentano un racconto esemplare di come il nostro Paese ha affrontato gli anni ‘50, risollevandosi dalle calamità della guerra ed entrando nel novero delle democrazie occidentali”
Scolari rievoca fra l’altro l’intenso rapporto di Fellini con gli sceneggiatori Tullio Pinelli ed Ennio Flaiano. Prendiamo i Vitelloni del 1953. Un archetipo così forte che non ha avuto solo successo dal punto di vista cinematografico, ma è diventato un modello conosciuto nel mondo e sottoposto ad innumerevoli imitazioni.
L’apice dell’affascinante viaggio è naturalmente La dolce vita, del 1960: “il mito di via Veneto, la fontana di Trevi e tutto il resto… Ci sarebbe da scrivere un libro a sè - osserva lo scrittore - Il film sconvolse immediatamente il pubblico: ad ogni ciak era una festa popolare, con tanto di urla e invettive per la Ekberg, protagonista di cronache rosa e di risse fra i suoi spasimanti. Una volta, addirittura, la troupe rischiò di essere picchiata perchè non c’era lei”.
La cosa curiosa è che l’anteprima del film era andata maluccio. Di fatto, poi, ci si è trovati di fronte “al più grande evento economico del cinema italiano”. “E’stato valutato - riferisce Scolari - che, nel 1993, l’incasso era pari a 113 miliardi di lire, una cifra largamente superiore a Titanic. All’uscita del film molti articoli lo attaccavano, compresi alcuni - non firmati - di Oscar Luigi Scalfaro. Ma il film ha avuto successo mondiale, espressioni come dolce vita e paparazzo sono entrati definitivamente nel vocabolario”.
Giornale di Brescia del 16.3.2009 a firma Anita Loriana Ronchi

