Omicidio Schiopetti: la cronaca dal Tribunale
Nessuna perizia psichiatrica per Davide Sobacchi, il 28enne, che ha confessato di aver ucciso la moglie Agnese Schiopetti, 26 anni, il 24 maggio dello scorso anno, dopo una furiosa lite. La richiesta avanzata ieri dagli avvocati difensori nel corso dell’udienza preliminare è stata respinta dal gup Ciro Iacomino. È stata, invece, accolta la richiesta di rito abbreviato. Il giovane uxoricida comparità davanti al gudice il prossimo 21 settembre.
Davide Sobacchi era presente: è entrato in aula scortato dagli agenti di polizia penitenziaria del carcere di Vercelli, gli occhi bassi, l’atteggiamento timoroso. Sobacchi era stato arrestato la sera del 25 maggio, dopo un pomeriggio di indagini febbrili scatenate dal ritrovamento la mattina a Marone, nelle acque del lago, del corpo di Agnese, originaria di Rodengo.
Dopo un lungo interrogatorio del pm Claudia Moregola, il giovane aveva ceduto e confessato il delitto fornendo la ricostruzione di un sabato pomeriggio di orrore, follia e violenza. Il giovane aveva confessato: «Abbiamo litigato perchè Agnese si è accorta che avevo sniffato cocaina».
Il marito aveva strangolato la moglie usando il guinzaglio del cane e le aveva infilato uno straccio in bocca perchè gli faceva impressione vederla morta, sul pavimento del soggiorno. Al pm aveva anche confessato di aver vegliato la moglie per tutta la notte, mentre il loro bambnio di 15 mesi dormiva tranquillo nella sua camera, inconsapevole del dramma che aveva colpito i suoi genitori.
La mattina Sobacchi, senza alcuna precauzione aveva preso la moglie in braccio era uscito di casa a Ospitaletto e l’aveva infilata in auto, poi aveva raggiunto Marone e, dopo averle dato l’ultimo bacio, l’aveva affidata alle acque del lago. Era, quindi, rientrato a acsa e con il bambino aveva raggiunto la stazione dei carabinieri di Ospitaletto e denunciato al scomparsa della moglie. Ma la sua bugia ha retto solo poche ore.

