Brescia: la maglia nera dell’ambiente

img_0634.JPGCi risiamo. Per l’ennesimo anno Brescia e la sua provincia conquistano il primo posto nella classifica regionale dei reati ambientali. Il rapporto Ecomafie 2008 stilato da Legambiente parla chiaro: delle 886 infrazioni accertate in Lombardia oltre il 20% (ovvero più di duecento) sono state commesse nella nostra provincia (307 il numero delle infrazioni inclusa la provincia di Mantova).

Elevato numero di aziende, pene troppo leggere «e controlli più allentati visto il periodo di crisi» aggiunge il presidente di Legambiente Brescia, l’avvocato Pietro Garbarino, sono il mix di cause all’origine dell’elevato numero di reati ambientali commessi. Una denuncia che coglie nel segno quella di Garbarino: infatti nel 2009 è crollato il numero di infrazioni ambientali scoperte dagli inquirenti bresciani.

BRESCIA, perche’ tanti reati? Lo stesso rapporto di Legambiente sottolinea come nella nostra provincia e in quella di Bergamo i reati «sono di minore entità se presi singolarmente, ma molto numerosi e quindi dall’impatto ambientale particolarmente pesante se analizzati nel loro complesso. La lunga sequenza di reati ambientali e il trend di crescita sono probabilmente sintomo di una cultura imprenditoriale che fa del tentativo di riduzione dei costi, in particolare quelli relativi allo smaltimento dei rifiuti speciali e pericolosi, il principale mezzo per aumentare i profitti, una via illecita e dannosa per la collettività, che ne paga il costo in termini ambientali e di salute».

La situazione diventa ancora più preoccupante se si considera che la proporzione tra reati scoperti e reati commessi è almeno di uno a dieci. I casi eclatanti nella nostra provincia non sono mancati. nel dicembre 2008 a finire sotto accusa è un laboratorio di Calcinato dove sono state arrestate 8 persone che avrebbero falsificato le analisi dei rifiuti che da speciali e pericolosi si trasformavano miracolosamente in inerti; così tonnellate di rifiuti finivano in semplici discariche.

Sempre nel mese di dicembre è un dipendente dell’Arpa Brescia (G.M. 48 anni) a finire nel mirino dei carabinieri dei Noe: le accuse sono quelle di abuso d’ufficio, truffa e peculato. L’indagine, denominata «Amici miei», ha avuto origine dal sospetto che in Arpa vi fosse un soggetto che, grazie al proprio incarico di vigilanza e in contrasto con la propria funzione, potesse svolgere attività a favore dei privati.

Il dipendente, grazie all’esperienza maturata, stipulava contratti di consulenza ambientale con le stesse aziende che ricadevano sotto il controllo del suo ufficio.

PENE TROPPO LEGGERE. «Da anni si discute di introdurre i delitti ambientali nel Codice penale – scrive nella prefazione del rapporto il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso – ma niente è stato fatto. Per fortuna l’Unione Europea lo scorso dicembre è intervenuta in questa materia approvando una direttiva sulla tutela penale dell’ambiente, che dovrà essere approvata dai paesi membri entro 18 mesi».

Concorda pienamente il presidente Legambiente Brescia Pietro Garbarino: «non essendo ancora entrato in vigore il reato ambientale previsto dal codice penale ci sono solo contravvenzioni troppo blande che non disincentivano il reato. Teniamo conto anche della maggiore tolleranza tutta politica, da parte delle autorità locali, accentuata in questo periodo di crisi economica. Trattandosi di un momento di crisi pare ci siano indicazioni implicite ad essere più tolleranti di fronte ai reati ambientali commessi dalla aziende. Non tocchiamo poi il capitolo Arpa: pare ci sia una manovra scientifica per non stringere la morsa dei controlli ambientali».

Dal Bresciaoggi del 21.6.2009

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