Il referendum fallisce anche da noi
Il fallimento del referendum di domenica scorso è ormai stato archiviato. Le cronache ci riportano alle solite zuffe tra politici, insulti tra partiti, gozzoviglie passate per normali consuetudini e quant’altro. Ovviamente, sulla pelle dei normali cittadini che devono pensare alla fine del mese.
Tuttavia, vale la pena ricordare un po’ i dati relativi all’affluenza ad Ospitaletto. Il dato, infatti, ci racconta di uno sconsolante 13,58% per il primo quesito (scheda viola), conteggiando anche le bianche e le nulle (poche, ma sempre presenti).
Sul secondo (scheda beige) il dato è sostanzialmente lo stesso, mentre nel terzo quesito (scheda verde) saliamo ad appena il 13,94%.
Alcuni partiti hanno esultato come se fosse la propria vittoria, altri hanno fatto finto di nulla con qualche rimpianto, ma nessuno ha pianto per il vero reale risultato.
Dal 1995 tutti i referendum sono sistematicamente falliti per mancanza del quorum. Il motivo è legato alla fortissima disaffezione dalla politica che successivamente aggira il referendum con furbate di pessimo livello (il ministero del turismo non era stato abolito?).
Inoltre, il fronte del no ha capito che, sommandosi alle normali astensioni, basta stare a casa per far fallire i progetti dei referendari.
Peccato, questi metodi tolgono solo uno strumento in più ai cittadini per controllare il potere. Abdicare a questo diritto è una sconfitta della democrazia.

