Trovato l’accordo per la giunta provinciale. Entro poche ore le nomine.
Appassionato di calcio com’è, il neopresidente della Provincia Daniele Molgora da giorni è alle prese con la scelta del «modulo» della sua squadra di governo: esclusi il 4-3-3 alla Zeman e il 4-4-2 alla Sacchi, l’assetto della nuova Giunta provinciale potrebbe essere una novità assoluta, magari con il ricorso all’antica figura dell’allenatore-giocatore. Perché le due anime dello spogliatoio, Pdl e Lega, sanno che le partite si vincono solo se c’è unità di intenti e di vedute. E che le divisioni, alla fine, non convengono a nessuno. Meglio mediare, trovare un punto di incontro, soprattutto individuare una soluzione che salvi l’onore a tutti e non faccia sentire (nè apparire) nessuno come perdente o sconfitto. E proprio a questo hanno lavorato ieri a Roma per l’intera giornata campioni e gregari della squadra che governerà la Provincia di Brescia per i prossimi cinque anni.
In campo sono scesi tutti i big: il segretario nazionale Giancarlo Giorgetti e l’onorevole Davide Caparini, oltre naturalmente a Daniele Molgora, per la Lega Nord; il ministro Mariastella Gelmini, il sottosegretario Stefano Saglia e gli onorevoli Adriano Paroli (sindaco di Brescia), Viviana Beccalossi (coordinatrice provinciale) e Giuseppe Romele per il Pdl.
L’APPUNTAMENTO era fissato per le 13.30, ma gli impegni di governo hanno trattenuto Molgora fino alle 15.40 e un’attesa tanto lunga ha un po’ innervosito (e indispettito) i rappresentanti del Pdl. Quando però le due delegazioni si sono sedute attorno a un tavolo (più d’uno, in realtà, con Romele nelle vesti di pontiere-ambasciatore fra le diverse sponde) la ragion di stato ha prevalso su tutto. E le distanze hanno iniziato a ridursi, tanto che a fine giornata da entrambi i clan sono uscite parole distensive: «ottimo clima», «intesa vicina», «soluzione condivisa». Perfino «quadratura del cerchio» (ovvero il miracolo di costruire un quadrato con la stessa area di un cerchio usando solo riga e compasso: una sfida che risale all’invenzione della geometria, ha tenuto occupati i matematici per secoli e nel 1882 è stata provata rigorosamente come impossibile).
In partenza le posizioni erano nette: il Pdl, forte del primato dei voti ottenuti il 6 e 7 aprile scorsi, chiedeva un assessorato in più rispetto alla Lega, già «premiata» con la presidenza; la Lega, al contrario, voleva escludere dal conteggio la figura del presidente (o, al limite, equipararla alla presidenza del Consiglio provinciale, da tempo «promessa» a Bruno Faustini del Pdl). Da qui l’impasse, anche perché - rientrata la proposta leghista di ridurre drasticamente il numero degli assessorati da 12 a 8 per ridurre le spese della politica, come promesso in campagna elettorale - è sorto il problema di far diventare dispari un numero pari, 12 appunto (la famosa «quadratura del cerchio»).
A 48 ORE dal primo Consiglio provinciale - convocato a Palazzo Broletto dal presidente Molgora per le 10 di dopodomani - Pdl e Lega hanno rischiato di incagliarsi fra gli scogli della matematica (meglio il 6+6, il 7+5 o il 5+7?). Ma alla fine hanno concordato di trovarsi a metà strada con un «passo avanti reciproco». che tradotto in cifre potrebbe diventare un 11+1 capace di spostare il tiro dal brutale conteggio degli assessorati alla loro importanza: perché è chiaro che non tutte le deleghe hanno la stessa valenza in termini politici, di visibilità e di risorse a disposizione. E potendo sommare sulla bilancia pesi diversi è più facile trovare il punto di equilibrio.
Le trattative sono continuate ieri fino a tarda orda e si dovrebbero concludere oggi, sempre a Roma, con l’attesa fumata bianca. Salvo imprevisti, la nuova giunta garantirà «pari dignità» a Pdl e Lega, pur con gli opportuni distinguo e, a quel punto, si tratterà soltanto di mettere un nome all’interno di ogni casella. Molgora ha già in ben chiari in mente i suoi nomi (il partito gli ha concesso una sorta di delega in bianco, ma è chiaro che il nuovo presidente terrà in debito conto determinati equilibri geografici e di partito) e altrettanto vale per il Pdl. Alla fine, i volti della nuova Giunta usciranno da una rosa che comprende ben undici nomi per la Lega (Maisetti, Minini, Dotti, Romeda, Bontempi, Prandelli, Peli, Bonomelli, Della Torre, Perlotti e Pedersoli) e otto per il Pdl (il vicepresidente designato Romele, gli assessori uscenti Tomasoni, Parolini, Sala e Ghirardelli, i debuttanti Mandelli e Pasini e il probabile sacrificato Scolari, al quale 1.060 fans su Facebook potrebbero non bastare per essere confermato alla Protezione civile).
Dal Bresciaoggi del 2.7.2009

