Il saluto di Don Renato sul Bresciaoggi
A Ospitaletto era arrivato nel settembre del 1995 dopo nove anni come parroco a San Paolo, nella sua Bassa. Adesso lascia la parrocchia e ritorna nelle missioni, rivivendo un’esperienza che per undici anni ha contraddistinto il suo impegno nelle zone disagiate che segnano il confine tra Uruguay e Brasile.
Don Renato Soregaroli, ormai ex parroco di Ospitaletto, ha salutato ufficialmente i parrocchiani a fine luglio e avrebbe già dovuto essere a Castagnal, un piccolo centro ad un’ottantina di chilometri da Belén, in Brasile. Quasi emulando il papa, però, don Renato è rimasto vittima di una banale scivolata tra le mura domestiche che gli è costata una frattura alla gamba.
PARTENZA rinviata, dunque, anche se il conto alla rovescia è ormai cominciato: «Dovrei partire a fine ottobre per raggiungere la parrocchia guidata dal vescovo don Carlo Verzeletti, originario di Trenzano - spiega don Renato Soregaroli -. A 65 anni compiuti ho deciso di dedicarmi nuovamente alla missione, anche se con incarichi diversi rispetto alla mia prima esperienza. Ho detto a don Verzeletti che vado in aiuto come retroguardia: mi occuperò della formazione pastorale delle famiglie e della formazione degli adulti».
NATO A Quinzano e ordinato sacerdote il 31 agosto 1968, don Renato ha fatto il curato all’oratorio di Leno per cinque anni, poi si è impegnato per undici in America Latina. Rientrato in Italia è stato parroco a San Paolo e, poi a Ospitaletto: «A Ospitaletto mi sono trovato bene e non sono certo mancate le occasioni per impegnarsi a fondo in un paese che, con il passare degli anni, è cresciuto notevolmente. Serberò un ottimo ricordo di questa esperienza, dei miei collaboratori e delle persone con le quali ho condiviso gioie e problemi».
L’impegno a Ospitaletto è stato davvero a tutto campo: «Ci siamo impegnati per misurarci con un paese in costante trasformazione - sottolinea don Renato -. Delle tante iniziative ricordo la costituzione dell’unità di strada per seguire il problema della prostituzione, un bellissimo gruppo ancora attivo. Ci siamo concentrati anche nell’accoglienza dei nuovi ospitalettesi, arrivati sia dai paesi limitrofi che dall’estero mano a mano che il centro abitato cresceva. E in questo caso i problemi da affrontare sono stati assai diversi, soprattutto per quanto riguarda gli extracomunitari».
L’impegno ha riguardato anche gli edifici a disposizione della parrocchia: «In questo campo abbiamo fatto molto, pur dovendo fare i conti con le risorse non sempre abbondanti. Ricordo che nei primi tempi l’impegno riguardava l’oratorio. Poi è toccato alla canonica: il primo anno che ho prestato servizio non era agibile e vivevo in alcuni locali ricavati proprio nell’oratorio. Con il passare degli anni e con l’aiuto di tanti fedeli e volontari abbiamo fatto tante altre cose, l’ultima delle quali la ristrutturazione del campanile della parrocchiale».
Cesare Mariani sul Bresciaoggi del 9.9.2009

