Una lettera sui valori dell’essere ALPINO
Questa lettera è stata pubblicata dal Bresciaoggi il 28.3.2010
Signor direttore, chi scrive è un alpino che ha avuto la fortuna, o l’opportunità, di conoscere e frequentare alcuni degli ormai pochi Reduci ancora in vita, i quali, quando narrano delle vicende orribili che li hanno visti purtroppo protagonisti, non tralasciano mai di ricordare i tanti Caduti e Dispersi nei conflitti che li videro drammaticamente coinvolti.
Nessuno ha mai esaltato l’aspetto bellico delle loro tristi esperienze. Tutti hanno sempre condannato l’arbitrio della politica che, in nome di una arroganza personale o di una non si sa bene quale ragion di stato, li ha costretti a combattere delle guerre certamente non volute.
Queste atroci esperienze hanno indotto i Reduci ad essere promotori, nell’arco di tutta una vita, di quei valori ed ideali che ripudiano la violenza e che si ispirano alla ricerca, al mantenimento ed alla difesa della Pace tramite il reciproco dialogo dei Popoli, ma soprattutto dei loro Governanti.
L’Associazione Nazionale Alpini ha sposato questi Ideali e, in ricordo di quanti subirono le atrocità e la violenza delle guerre, si è fatta promotrice di innumerevoli attività di solidarietà umana.
Noi alpini non siamo dei nostalgici militaristi al servizio del potente di turno, nè tanto meno siamo stati dei violenti sopraffattori nei conflitti che ci hanno visti coinvolti. Anche solo leggendo alcuni dei molteplici libri scritti dai nostri Reduci si può capire il vero significato dell’essere alpini, ossia dell’essere uomini al servizio della propria Patria, anche se i politicanti di turno ci hanno spesso mandati al massacro; di uomini che in guerra non hanno mai saputo odiare il nemico perché nel Dna alpino c’è il ripudio della violenza.
Del resto si diventa alpini se si svolge il servizio militare nelle truppe alpine. E, personalmente, devo dire che un anno di cosiddetta naja ha poi prodotto dei riflessi positivi nella mia crescita umana. Da militare ho assimilato i concetti di Patria, di Disciplina, di Senso del Dovere, di Sacrificio, e la lontananza dagli affetti della famiglia mi ha fatto capire quanto fossero importanti i miei genitori.
Molti dei nostri “Giovani” avrebbero bisogno di scoprire questi valori, e la società in cui vivono ne palesa la totale mancanza.
Ecco perché gli alpini vanno nelle scuole, per parlare del dramma della guerra, di memoria storica nel ricordo dei Caduti e Dispersi, di valori, di ideali, di Pace… Non è togliendosi le stellette che si diventa migliori, nel mio caso vale il contrario.
Gian Paolo Cazzago
GRUPPO ALPINI DI Ospitaletto

