Economia, si continua a stringere la cinghia

approfondimento-foto-aso.jpgIl 2010 entrerà nella storia come un anno record per la richiesta di cassa integrazione, a dimostrazione che la crisi, almeno sotto il profilo occupazionale è tutt’altro che superata.
Il trend bresciano non è per niente al di sotto di quello nazionale. A Ottobre, infatti, l’Inps ha autorizzato 3,51 milioni di ore di Cigs a Brescia, contro i 2,65 milioni a settembre, 1,16 ad agosto e 1,5 a luglio.

Di fatto il 44,2% in più rispetto allo stesso periodo del 2009. Ad essere coinvolti sono circa 600 mila lavoratori di cui almeno 250 mila metalmeccanici.

I settori che ne hanno fatto maggiore richiesta sono nell’ordine: l’edilizia, chimico, legno, commercio e le piccole imprese metalmeccaniche. Le regioni maggiormente colpite sono, comunque, la Lombardia e l’Emilia Romagna.

Nel mese di ottobre, 25 aziende bresciane hanno chiuso i battenti per fallimento contro le 29 di un anno fa. La richiesta di procedure fallimentari nel 2010 ha segnato un incremento del 13,8% rispetto al 38% segnato lo scorso anno.

Un interessante contributo al cambio di tendenza, in provincia, è il numero di imprese individuali aperte dagli extracomunitari con un + 29,8% rispetto al trimestre precedente.
Un dato timidamente positivo viene dall’artigianato, indicatore che dimostra la dinamicità di questo settore rispetto agli altri.

LA SITUAZIONE DELL’INDUSTRIA BRESCIANA
La timida ripresa delle aziende manifatturiere bresciane ha perso lo smalto di inizio anno. Ne sono convinti all’Unione Industriali di Brescia, il cui osservatorio sul territorio segnala un calo del 3,2% della produzione industriale del terzo trimestre 2010.

Complice, naturalmente, la chiusura estiva, ma non solo. Per questo la preoccupazione è elevata: “Ipotizzando una crescita costante e uguale a questa nei prossimi anni, la produzione industriale bresciana raggiungerebbe il livello pre-crisi solo nel 2019”, spiega l’Associazione, rilevando che le attese a breve sono stazionarie per la produzione e “leggermente negative” per l’occupazione, perché scontano uno scenario di preoccupazione sui cambi, sull’accesso al credito e sui costi delle materie prime.

A soffrire di più nel Bresciano sono le imprese di carta e stampa ( - 12,1% ), della mecanica di precisione, delle costruzioni di apparecchiature elettriche ( - 7% ) e dei materiali da costruzione ed estrattive ( - 4,1% ). Tengono, invece il tessile ( + 0,8% ), il legno e l’arredamento ( + 0,5 ), il calzaturiero ( + 1,4% ), e l’agroalimentare ( + 2,1% ).

Sono insomma ormai lontani i tempi che segnavano crescita e profitti per il settore manufatturiero. Le piccole e medie imprese di calze hanno chiuso da tempo; in alcuni casi, al loro posto c’è solo la solita speculazione edilizia.

I pochi calzifici rimasti confermano la situazione di crisi. Sempre critico il settore metalmeccanico e chimico che hanno dovuto fare ricorso alla cassa integrazione, mentre le aziende che non hanno sentito in maniera massiccia la crisi sono quelle che hanno visto nei mercati esteri il mantenersi elevato della domanda.

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