Approfondimento sui giovani/2 L’intervista
I giovani ad Ospitaletto fra oratorio e dintorni
Intervista ad Elisabetta Domenighini
Chiediamo ad Elisabetta, 22 anni, studentessa di Medicina e Chirurgia all’Università di Brescia e capo scout, un aiuto per capire la complessa realtà dei giovani ad Ospitaletto, dal suo particolare, ed in qualche modo privilegiato, punto di vista. E, chiaramente, per prima cosa, ci interessa capire da dove scaturisce questo particolare punto di vista.
Da dove incominciamo?
Vorrei precisare prima di tutto che quello che dico in questa intervista lo dico a titolo personale. E’ il mio parere, per quello che può valere.
Va bene. Ma la tua esperienza di oratorio è quella di un capo scout. Da dove nasce la scelta di impegnarsi in questo cammino?
Il cammino scout permette di fare delle esperienze da bambino, poi da adolescente e da giovane, che, oltre ad essere molto divertenti, ti permettono di crescere vivendo alcuni valori. A un certo punto uno decide se questi valori li vuole testimoniare nella sua vita, non solo come esperienze occasionali, ma come modo di essere quotidiano e allora decide di diventare capo scout. Essere capo scout vuol dire sì stare con i ragazzi, ma anche avere un preciso stile di vita.
Che cosa vuol dire essere un giovane che s’impegna nell’oratorio?
L’oratorio permette di fare delle esperienze fantastiche da ragazzo. Essere un giovane che s’impegna nell’oratorio vuol dire decidere, crescendo, che certi valori sono tuoi, e in oratorio su questi valori ti puoi giocare, come puoi decidere di viverli anche in altre dimensioni, ad esempio nell’impegno politico o sociale.
Come è visto, secondo te, l’oratorio dai giovani che non ne varcano il cancello?
Purtroppo penso che sia visto come un luogo chiuso e per pochi eletti. La verità è che esso vuole essere un luogo aperto, che fa delle proposte molto diversificate. Gli incontri non sono solo per chi in oratorio si fa vedere sempre! La diversità di opinioni e di stili personali per noi è una ricchezza.
Parliamo di te come giovane che è a contatto con tanti giovani: tu e i tuoi amici come vedete il vostro futuro? Quali sono i problemi che i giovani sentono di più?
Sicuramente la prima preoccupazione riguarda il lavoro, soprattutto c’è il timore di non trovare un’occupazione che possa piacere, di dovere ridimensionare pesantemente le proprie aspettative. Spesso si parla, soprattutto fra ragazze, di un futuro in famiglia. Crearsi una famiglia non sembra facile, per problemi di ordine economico, ma anche a causa dei modelli distorti che vengono proposti, sia per quanto riguarda il rapporto di coppia, sia per quanto riguarda l’educazione dei figli.
Dal tuo angolo visuale, come vedi il paese, che cosa offre e che cosa non offre ai giovani?
L’oratorio è una delle poche realtà che offre qualcosa che vada oltre a una stanza in cui trovarsi. Secondo me sarebbe auspicabile un’offerta più “plurale”: la pluralità di proposte costituirebbe una ricchezza. Mi piacerebbe che ci fosse più fermento, fra i giovani stessi, che avessero la voglia di organizzarsi fra di loro e fare qualcosa, a seconda di quelle che possono essere le propensioni personali. Anche in campo culturale. A Ospitaletto non c’è una libreria che potrebbe rappresentare uno stimolo importante. Ritengo che sarebbe utile avere degli spazi in cui potersi esprimere. La voglia di seguire determinati eventi io penso che ci sia: quando è venuta Margherita Hack, si è riempita la sala del cinema del paese, e tanta gente è rimasta in piedi e anche fuori. C’è sicuramente la voglia di non pensare solo allo studio e al lavoro.
Si tratta di incanalarla questa voglia, mi sembra. Manca un po’ un aiuto al protagonismo dei giovani, qualche strumento per fare emergere le iniziative. Forse anche qualche strumento per orientare, ci sbagliamo?
C’è un aspetto che secondo me è indicativo. Da quanto mi è dato di vedere, fra i giovani di Ospitaletto, l’idea che lo studio possa costituire un’occasione per migliorare la propria posizione è meno presente che altrove. Si tende a privilegiare una precoce indipendenza economica, che va benissimo, per carità. Però poi in tanti si ritrovano a vent’anni e oltre a ricominciare dalla scuola serale. Forse non sono stati aiutati abbastanza a capire il reale valore dello studio.
Emerge qualche dato in proposito anche nell’indagine sui giovani che è stata fatta un paio di anni fa. C’è qualche altra cosa che secondo te emerge e su cui si potrebbe lavorare?
Sono stata uno degli intervistatori per quell’indagine. Forse la cosa che mi ha colpito di più è stata la propensione al consumo di alcol e di droghe. Però, se penso a quel lavoro, ho dovuto anche rilevare la scarsissima partecipazione di pubblico (e di giovani!) all’incontro in cui sono stati presentati i risultati dell’indagine stessa. E poi non c’è stato un “dopo”. Insomma, dopo l’indagine, non si è mosso un granché. Un altro dato che fa riflettere è che ci sono tanti giovani che passano il tempo a casa da soli. E questo fa pensare che forse in giro non trovano proposte e spazi. L’oratorio ha la sua offerta, ma non tutti vanno all’oratorio.
Fra i giovani che non sono ospitalettesi di nascita ci sono persone coinvolte nelle attività dell’oratorio?
Qualche “temerario” c’è. Purtroppo non per tutti è facile avvicinarsi. Sicuramente per chi è cresciuto qui e veniva da bambino tutte le domeniche nel bar dell’oratorio viene più naturale. Proprio perché si è fatto un cammino. Spero che tutti provino ad entrare, perché altrimenti il rischio è di rimanere fossilizzati in un Ospitaletto che non è più Ospitaletto. Il paese è in evoluzione, e l’apporto di nuove persone è importante.

