Emergenza uova alla diossina

E’ destinata ad aumentare l’onda di polemiche riguardanti il caso delle uova alla diossina scoperte in 6 pollai privati (a Sarezzo, Ospitaletto, Brescia, Montirone, Castegnato, a cui si è aggiunto Casto, in Valsabbia).

L’Asl di Brescia ha confermato il dossier pubblicato l’altro ieri da Bresciaoggi: le analisi effettuate sui 6 campioni di uova prelevate in pollai vicini a potenziali fonti di contaminazione hanno riscontrato la presenza di Pop (inquinanti organoclorurati persistenti, cioè diossina, furani e pcb) in concentrazioni oltre i limiti di legge.

LE CAUSE? Esclusa la contaminazione dei mangimi, l’Asl pensa innanzi tutto a scorrette pratiche agronomiche: «si tratta di verificare se la presenza di microinquinanti sia dovuta a cattive pratiche da parte degli allevatori, come ad esempio l’utilizzo di trucioli per lettiera derivanti da legname trattato, combustione in loco di involucri di plastica o spargimento nel terreno di cenere prodotta da combustione non controllata. Solo successivamente alla esclusione della presenza di microinquinamento dovuto a scorrette pratiche di gestione, saranno avviate ed estese le competenti indagini ambientali».

Una posizione che ha provocato la rabbiosa reazione delle due principali associazioni degli allevatori (Coldiretti e Upa) che parlano di «inammissibile criminalizzazione degli allevatori» e «di una sconcertante inversione di priorità, visto che si dovrebbe prima di tutto verificare l’entità delle emissioni potenzialmente inquinanti prodotte dalle industrie vicine».

LE INDICAZIONI DELL’ASL. A partire da domani «operatori regionali e dell’Asl, con l’ausilio di esperti dell’Istituto Zooprofilattico, svolgeranno sopralluoghi nelle aziende rurali dove si sono rilevati livelli di Pop oltre il limite, per valutare le modalità di gestione degli allevamenti stessi. inoltre saranno fornite indicazioni gestionali, quali il confinamento di polli e galline in zone ben delimitate, per evitare contatti con eventuali microinquinanti.
Nel frattempo l’Asl di Brescia ha impartito, in via cautelativa, il divieto di utilizzare per il consumo umano le uova e le carni del pollame appartenenti agli allevamenti campionati». Se le indicazioni però saranno quelle di tenere le galline in pollai sul cemento, ovvero lontano dalla terra potenzialmente contaminata dalle ricadute delle fonderie, vorrebbe dire aggirare il problema.

Il direttore sanitario dell’Asl di Brescia Francesco Vassallo comunica che oggi la Regione emanerà alle Asl «le linee guida per la corretta gestione degli allevamenti avicoli», le quali saranno diffuse agli avicoltori tramite la stessa Asl e le associazioni di categoria. «Nei prossimi giorni saranno effettuati controlli sulle uova dei pollai privati vicini a quelli già ispezionati» e anche a loro verranno date le linee guida su come allevare i polli. Tra 60 giorni «di corretta gestione» si andrà poi a verificare di nuovo i livelli di contaminazione delle uova.

Pubblichiamo l’articolo apparso sul Bresciaoggi del 17.2.2011, ricordando che in un altro spazio Legambiente chiede il monitoraggio delle aziende ad Ospitaletto. Eppure, quando qualche mese fa noi sollevavamo la questione ambientale nel nostro paese, qualcuno aveva tuonato alla strumentalizzazione. Adesso gli stessi fanno fuoco e fiamme contro l’ASL. Pensarci prima? 

«Non saranno eseguiti prelievi di sangue a nessuno - aggiunge Vassallo - in quanto il livello attuale di contaminazione non rappresenta un rischio per la salute. Si prenderà in considerazione la possibilità di sottoporre le persone a prelievo di sangue solo nel caso in cui, dopo il periodo di 60 giorni e dopo una corretta e continuativa gestione del pollaio in tale periodo, le uova dovessero risultare ancora contaminate oltre i limiti di norma».

A Bresciaoggi l’allevatore di Montirone coinvolto ha assicurato che personale Asl sarebbe passato per un prelievo la prossima settimana. L’Asl rassicura anche i sindaci, dicendo di non averli informati perché si è in una fase preliminare delle indagini «che, allo stato attuale, non potrebbero giustificare l’adozione, da parte dei Sindaci stessi, di ordinanze contingibili ed urgenti, a tutela della salute pubblica».

LA REAZIONE DEL MONDO AGRICOLO. Dopo la rabbia dei sindaci (che hanno appreso del caso leggendo Bresciaoggi e non dall’Asl) ieri il comunicato dell’Azienda sanitaria ha provocato la rabbia delle associazioni agricole. Ribadito il fatto che le uova degli allevamenti sono sicure perché controllate in continuazione, Upa e Coldiretti non vogliono sentir parlare di scorrette pratiche agronomiche. «Quelle dell’Asl sono posizioni incomprensibili – attacca Ettore Prandini, presidente Coldiretti Brescia –. Non è utilizzando il truciolato come lettiere o per colpa di qualche rogo che si sviluppano queste problematiche di inquinamento. Diossine e pcb non sono certo prodotte dagli agricoltori. Ci chiediamo perché non si cerchi la vera fonte, come nel caso del latte al pcb scoperto 4 anni fa nell’hinterland sud della città».

ANCORA PIÙ DURA la posizione del direttore Upa, Annibale Feroldi: «è una cosa sconcertante che non si vada subito a verificare le fonti potenzialmente inquinanti individuate vicino agli allevamenti. Oltre a subire il danno d’immagine per colpa di altri, il mondo allevatoriale subisce la beffa di ulteriori controlli e sostenere che si andranno a verificare le corrette pratiche agronomiche palesa la volontà di individuare dei responsabili nel mondo agricolo.
L’unione agricoltori - conclude Feroldi - valuterà tutte le iniziative legali a tutela dell’immagine e della produttività dei propri associati».

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Un commento to “Emergenza uova alla diossina”

  1. Renato Soffritti:

    Indovina indovinello, oltre le uova alla diossina, cosa hanno in comune Brescia e Parona Lomellina.

    Se non lo sai e vuoi scoprirlo leggi il mio sito:
    http://www.nuovastagione.eu

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