Un brevetto per l’ambiente
E’ stato sviluppato un nuovo sistema, all’insegna della riduzione dell’impatto ambientale, per la trasformazione delle scorie delle lavorazioni delle fonderie. Il nome del sistema è Slag-Rec, e permette di riciclare le cosiddette “scorie nere” delle acciaierie, dopo che sono state sottoposte a raffreddamento e trattamento controllato.
Alla base del progetto, un nuovo brevetto (italiano ed europeo) sviluppato nell’ambito di una collaborazione tra un’azienda bresciana, il Gruppo Aso di Ospitaletto, la Facoltà di Ingegneria di Brescia e partner internazionali, tra cui MFL - Maschinenfabrik Liezen und Gießerei e Cabra Engineering.
“Oggi, a livello mondiale c’è crescente attenzione per la salvaguardia dell’ambiente e ciò impone, anche all’industria siderurgica, la messa a punto di cicli produttivi che tendano sempre più alle emissioni zero - afferma Roberto Roberti, partner del progetto per l’Università di Brescia e inventore di Slag-Rec, oggetto dei due brevetti depositati da Aso Group – . Con la realizzazione di Slag-Rec ci siamo mossi proprio in questa direzione”.
Attualmente le scorie vanno in discarica. Il sistema Slag-Rec, invece, permette di raffreddare le scorie in modo controllato e disgregarle in minuti frammenti, più facilmente riciclabili.
Oggi solo alcune acciaierie riutilizzano le scorie nere, trattate in modo tradizionale, per la pavimentazione stradale o per realizzare manufatti di ingegneria civile, ma con il trattamento Slag-Rec la scoria potrebbe essere destinata anche ad altri tipi di impieghi.


March 26th, 2011 alle 8:27 am
Anche quello che hanno ammassato sotto terra in via trepola fa parte del progetto?
Se andassimo a controllare lo stato di questa discarica, ci sarebbero sorprese?
March 27th, 2011 alle 9:45 pm
Un bel brevetto, in teoria, ma che ne sappiamo noi cittadini di quelle scorie?
Cosa contengono? E, soprattutto, cosa possono rilasciare?
Certo che per gli acciaieri bresciani sarebbe proprio un bell’affare: invece di spendere per mandarle in discarica, ci guadagnerebbero pure, ficcando le scorie sotto le strade e chissà dove.
Ma chi ci garantisce che questi guadagni non siano a scapito della nostra salute?
Le discariche con questi materiali sono zeppe di metalli pesanti ed altre sostanze pericolose. Ci si vorrebbe far credere che questo processo elimina tali sostanze o la loro pericolosità?
Se con questo sistema fossero state trattate le scorie che l’Alfa Acciai aveva spedito in Sardegna e che sono risultate essere radioattive, dove ce le saremmo trovate?