Referendum. Orientarsi fra i quesiti
A Ospitaletto si è parlato di referendum su iniziativa dell’Interassociativo (ACLI, Azione Cattolica, AGESCI, Caritas, San Vincenzo, Borgo di Lovernato, Circolo Legambiente Franciacorta, AGE,) e del Comitato per il sì (PD, Italia dei Valori, Alternativa a Sinistra per Ospi, Rifondazione Comunista, ANPI, Comitato salute e Ambiente).
“Si tratta un po’ della Cenerentola fra i referendum”. Esordisce con queste parole l’avvocato Pietro Garbarino incaricato di illustrare le ragioni del sì all’abrogazione delle norme sul legittimo impedimento del Presidente del Consiglio. Il relatore, pur rilevando che parte delle forze politiche governative ci sia stata una “sostanziale politica del silenzio sui referendum” in generale, strategia con fatica contrastata dai comitati referndari e da alcuni attivi gruppi di opinione, sottolinea che di questo particolare quesito si è riusciti a non parlare. “Questo per una ragione che è lapalissiana e comprensibile da tutti, perché cioè il quesito tocca direttamente la persona del Presidente del Consiglio”.
La sostanza del quesito riguarda la parte della normativa sul legittimo impedimento rimasta in vigore dopo una recente pronuncia della Corte Costituzionale. La norma considera legittimo impedimento a partecipare al processo per il Presidente del Consiglio e per i Ministri, non solo il fatto di dover compiere particolari atti legati al proprio ufficio (cosa che sarebbe già possibile applicando le norme generali del codice di procedura penale, che consentono a tutti i cittadini imputati di avanzare delle motivate giustificazioni quando impediti a partecipare al processo), ma anche per “tutte le attività preparatorie e consequenziali” agli atti di governo. A parere dei promotori del referendum questa norma ha contorni troppo ampi e viola il principio di uguaglianza fra i cittadini in maniera ingiustificata, creando una situazione di vantaggio ingiusta per un particolare soggetto.
Due i quesiti sull’acqua. Uno sulla cosiddetta privatizzazione, l’obbligo cioè di cedere almeno il 40% delle società che gestiscono il servizio a soggetti privati entro fine anno; l’altro sulla remunerazione del servizio. Emanuele Pampalone della Gioventù Aclista spiega che il sì al primo quesito consente ai cittadini di avere la possibilità di scegliere se mantenere la gestione pubblica o se privatizzarla. “Non è vero che l’Europa ci obbliga a privatizzare - precisa - l’Europa dice che ogni Stato deve decidere quali sono le risorse di interesse generale e quali di rilevanza economica, e se l’acqua è considerata di interesse generale, si può decidere di tenerla fuori dal mercato”. Votando sì, si lascia alle comunità locali la possibilità di scelta fra una gestione pubblica, mista o privata.
Il secondo quesito si propone di abrogare la norma che riserva alle società che gestiscono il servizio idrico un guadagno garantito del 7%, senza nessun obbligo di migliorare il servizio. Il rischio, secondo i promotori, è che per avere il guadagno si aumenteranno le tariffe, oppure si risparmierà su investimenti e manutenzione, si offriranno condizioni peggiori di lavoro ai dipendenti, oppure, per assurdo, si farà in modo che si consumi più acqua, in barba alle politiche antispreco. “Non ci dovrebbe essere il guadagno facile e garantito, ma un guadagno che deriva dal miglioramento del servizio” conclude Pampalone.
Massimo Cerani, in relazione al quesito sul nucleare, rileva che nel 2008 il Governo ha riaperto la strada al nucleare in Italia. Il relatore evidenzia che ci sono circa 400 impianti nucleari nel mondo di cui una buona parte si sta avviando alla vecchiaia; che solo il 3% del fabbisogno mondiale di energia è coperto dal nucleare. “Molti governi europei stanno mettendo in discussione questa strategia di sviluppo. La prospettiva è il risparmio energetico accompagnato dall’utilizzo delle fonti rinnovabili”.
Sul nostro territorio, oltre alle iniziative del Comitato per il sì, si stanno registrando anche altre prese di posizione da parte di forze politiche.
A tal proposito pubblichiamo il comunicato che abbiamo ricevuto da Forza Nuova:
La notte tra l’8 e il 9 giugno, tutte le sezioni di Forza Nuova hanno effettuato un’azione congiunta su tutto il territorio nazionale, volta a sensibilizzare gli Italiani sul problema della privatizzazione dell’acqua. Decine di fontane sono state “Espropriate” a simboleggiare ciò che avverrebbe se al prossimo referendum non si raggiungesse il quorum.
Nei tentativi di privatizzazione dell’acqua già in atto in Italia, come quello di Aprilia gestito dalla francese Veolia, i prezzi sono lievitati del 300% in pochi mesi e i servizi sono addirittura peggiori della precedente gestione. L’acqua, in quanto bene naturale e primario, non può essere gestita da enti speculativi, che mirerebbero solo al profitto e non al benessere dei cittadini.
Forza Nuova invita gli Italiani a votare 4 SI al referendum.
Due SI che permetterebbero di far restare pubblica la gestione delle reti idriche. Un SI al quesito sul nucleare, tecnologia obsoleta e pericolosa, che già si sta dismettendo nel resto d’Europa, ed un Si al quesito sul legittimo impedimento, per non permettere a chi governa di poter delinquere liberamente.
Forza Nuova ritiene che gli unici interessati a boicottare questo referendum siano coloro che hanno voluto le leggi truffa che ora il popolo ha il potere di abrogare, ossia mafiosi, politicanti corrotti, multinazionali e banchieri.
Le proposte di Forza Nuova sono tanto semplici quanto concrete:
-L’acqua e l’energia devono essere gestite da un ente pubblico che ne assicuri il prezzo stabile e la gratuità ai cittadini bisognosi;
-Stipulazione di un piano di ricerca e sviluppo delle energie rinnovabili, sotto stretto controllo dello stato che deve impedire ogni tipo di infiltrazione mercantilistica o mafiosa;
-Visti inoltre gli infiniti casi di corruzione e collusione che vedono protagonisti politici italiani, riteniamo sia giusto, a tutela del cittadino, che i governanti possano essere processati regolarmente.
Queste, in parte, le possibili ragioni del sì ai quesiti.
Per approfondire ulteriormente anche alcune ragioni del no, proponiamo alcuni link:

