Pentole e misfatti - Crescentine: pancia mia fatti capanna!

crescentine_3.JPGConfesso che sono reduce da alcune scorpacciate di crescentine fritte. Complice una vacanza nella terra natia, mi sa tanto che sulla bilancia piangerò lacrime di coccodrillo. Piatto tipico di Bologna, da non confondersi con le tigelle modenesi e le piadine romagnole (come si sa la cucina è una faccenda che ha molta attinenza con la geografia), le crescentine possono offrire un ottimo spunto per una serata in compagnia. Dove sta la genialità del piatto? Nell’essere in buona sostanza una pasta di pane … fritta. Si mangia accompagnata da salumi e formaggi (soprattutto lo stracchino … alias crescenza). E sfido chiunque a dire che si tratta solo di panini imbottiti!

Comunque, per offrire a tutti l’opportunità di cucinare e gustare questa prelibatezza, ho cercato di carprire il segreto a mia madre ed alla sua vicina di casa, la Gianna (grande cuoca di crescentine!). Ma queste “donne vere” sono un vero disastro se vuoi sfruttare il loro sapere per scrivere una ricetta, perché fanno tutto a occhio, a pratica. Niente dosi certe. Insomma, c’è poco da scrivere, ma piuttosto da mettersi il grembiule e provare.

Ecco quello che sono riuscita a capire, aiutata anche dalla mia esperienza di donna che alle volte … il pane lo fa. Fate un atto di fede e provate. Capirete, a causa delle recenti scorpacciate, non è che possa mettermi su due piedi a cucinarle proprio ora per sperimentare la ricetta. In questa fine estate, una mangiata di crescentine può essere l’occasione per ritrovarsi dopo le vacanze.

Ingredienti:

600 gr. di farina

10 gr. di zucchero

10 gr. di sale

un bicchierone di latte intero (circa 200 gr.)

acqua q.b.

20 gr. di olio extravergine d’oliva

1 cubetto di lievito di birra

olio per friggere

Procedimento:

La Gianna raccomanda di sciogliere il lievito nel latte tiepido, insieme allo zucchero. Indi s’impasta. Sapete come si fa l’impasto, no? Si mette la farina, precedentemente setacciata con il sale, a fontanella, e al centro il latte con il suo complemento di lievito e zucchero, si aggiunge l’olio, ed eventualmente l’acqua necessaria all’impasto … e, insomma, io in realtà gli impasti li faccio col robot. Penso di non essere l’unica. Mettere la pasta in un recipiente coperto con un canovaccio a riposare per almeno un’ora (due è meglio) in un luogo riparato. Un buon risultato, solitamente più rapido, si ottinene mettendo il recipiente con l’impasto nel forno preriscaldato a 50 gradi e poi spento. Così la pasta cresce che è una bellezza.

Poi la pasta va stesa. E’ richiesto uno spessore di circa 3 millimetri. Poi bisogna tagliare la pasta a losanghe, grandi, piccole, irregolari … come preferite. Praticare su ognuna uno o due tagli (servono per fare delle belle bolle quando le crescentine friggono).

E’ tempo di mettere la padella sul fuoco. Come si dice? Friggere in abbondante olio caldo. Poche crescentine alla volta (chiaramente dipende dalle dimensioni della padella e dalla grandezza delle crescentine). La cottura deve essere molto rapida. Un attimo di qua, poi si gira la crescentina, e un attimo di là. Quando vengono le bolle e una blanda doratura, è tempo di togliere e mettere a scolare. Se no diventano troppo croccanti. Non devono diventare scure! Devono essere gonfie, leggere e morbide per ben accogliere l’affettato misto (e lo stracchino!) con cui le porterete in tavola. Vanno servite calde, motivo per cui il cuoco o la cuoca si deve sacrificare e restare in cucina mentre gli altri mangiano (capito perché le mangio solo se invitata?).

Il menù?

Per cominciare un bel pinzimonio di verdure

Poi le crescentine con complemento di prosciutto crudo, salame, mortadella, pancetta, coppa, stracch … crescenza, volevo dire, qualche fetta di pecorino, sottoli. Io non le ho mai provate con il gorgonzola, ma potrebbe essere una variante lombarda niente male. In cucina, come in altre cose, penso che un certo sincretismo possa dare risultati interessanti. Per una variante dolce, a fine pasto, c’è anche chi le mangia con la Nut … quella pasta di nocciole e cioccolato, mi capite. Mah!

Buon vino.

Se proprio non sapete farne a meno, un dolcetto. Che lo portino gli ospiti. Che diamine, facciano qualcosa anche loro!

 

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