Bosco Stella? Incompatibile dal punto di vista ambientale. I quattro sindaci si fanno sentire in Regione ed in Provincia
A fronte delle notizie sempre più preoccupanti che riguardano la prospettata autorizzazione della discarica di Bosco Stella, i sindaci di Castegnato, Ospitaletto, Paderno e Passirano hanno preso carta e penna per chiedere alla Regione una pronuncia negativa di compatibilità ambientale e per preannunciare l’invio di ulteriore documentazione tecnica predisposta per controbattere alle ipotesi progettuali avanzate da Aprica - A2A.
La nota, datata 29 novembre, oltre a precisare che si ritiene inaccettabile che la riqualificazione ed il recupero ambientale delle zone interessate all’escavazione di sabbia e ghiaia debba necessariamente passare attraverso la realizzazione di discariche, e a invitare al rispetto del territorio della Franciacorta la cui qualità è già pesantemente messa a rischio, serve anche a trasmettere il progetto di utilizzo alternativo dell’area come parco fotovoltaioco, recentemente presentato.
L’impressione è che non si voglia lasciare nulla di intentato. Infatti, Orizio, Sarnico, Gerardini e Vivenzi hanno anche chiesto un’audizione urgente agli Assessori Provinciali Romele e Dotti, nonché al presidente della Commissione Ambiente Bertini per motivare il loro no alla discarica nell’ambito del procedimento per la pronuncia di compatibilità ambientale. L’appuntamento è stato fissato per il 15 dicembre.


December 3rd, 2011 alle 6:07 pm
Ricordo che si può assistere all’audizione per cui per chi volesse partecipare l’appuntamento è in palazzo Broletto alle ore 15.00.
giuseppe antonini
December 8th, 2011 alle 4:29 pm
La leggenda, si sa, spesso si confonde – o si somma, distorcendola – alla storia.
Nelle cantine e nei filari della Franciacorta ritorna però spesso, nelle ultime settimane, il racconto a metà fra mito e realtà della visita di un noto giornalista di vino e dintorni, arrivato appositamente dagli Stati Uniti per visitare la terra delle famigerate bollicine bresciane.
Il reporter, irretito dalla visione mainstream che l’abbinata “vino&Italia” spesso abbaglia i visitatori stranieri, già s’immaginava colline vergini, cascine isolate e contadini dediti ad ascoltare i ritmi della terra e delle stagioni, il tutto a pochi passi dalla rutilante Milano. In una parola: wonderful.
Un viaggio in automobile di pochi minuti, fra il casello dell’autostrada A4 di Rovato e la sede del Consorzio vini di Erbusco, è però bastato a fargli cambiare idea. Lo scenario che ha inorridito il giornalista d’oltreoceano, portandolo a paragonare la Franciacorta al New Jersey (come dire: il parente povero di New York, usato come dormitorio e discarica dalla Grande Mela e dai suoi abitanti) è lo stesso che, ogni giorno, devono sorbirsi i quasi 100mila abitanti dell’Ovest bresciano: capannoni, cemento, nuove costruzioni commerciali e schiere di abitazioni costruite nei luoghi più impensabili, in totale spregio ad ogni buonsenso e ai rischi idrogeologici che puntualmente presentano il conto ogni qualvolta Giove Pluvio decide di far scendere quattro gocce in più (chiedere, per informazioni, agli abitanti di Villa Pedergnano di Erbusco, appena finiti sott’acqua).
E ancora: risorse naturali compromesse da ignavia o ingordigia (l’antenna sul Monte Orfano) o continuamente minacciate (il laghetto del Sala), spesso attraverso progetti ammantati dalla patina viscida dell’investimento “solidale”, “bio” o di “qualità”. Insomma: se il “brand” Franciacorta, quello dei signori del vino e del mattone (spesso padroni dell’uno e dell’altro) continua a tirare, e il numero di bottiglie commercializzate si espande ogni anno di più il “territorio” Franciacorta è vicino al punto di non ritorno. Sulla stessa barca ci sono i suoi abitanti: dal “White Christmas” di Coccaglio ai soli padani di Adro, passando per le vigne delle tanto rinomate bollicine, dove persino i sindacati “collaterali” sono costretti a dire qualcosa sui mostruosi meccanismi in odore di caporalato e sfruttamento che regolano il massacrante lavoro di raccolta dell’uva, ormai affidato quasi in toto a giovani migranti reclutati direttamente nei paesi d’origine da fantomatiche cooperative, la cui esistenza in vita dura esattamente lo spazio di una vendemmia.
Ma cosa volete che sia. Tutto va bene, abitiamo nel buen retiro bresciano, fra locali alla moda e buon vino. E poi non bisogna disturbare i manovratori, specie se democratici e illuminati. Anzi: bisogna batter loro le mani, fare da comparse allegre, prendere parte ai loro Festival paganti e plaudenti, chè altrimenti fanno fagotto e sono capaci di “portare via il lavoro”. Fantascienza? Forse sì. O forse no, visto che il Consorzio vini, che continua a non rispondere alle sollecitazioni degli ambientalisti sugli effetti dell’uso massivo di fitofarmaci, dopo anni trascorsi in un immobile dato loro dal Comune di Erbusco praticamente a costo zero, da mesi sta mettendo le Amministrazioni del territorio le une contro le altre cercando di spuntare le condizioni (di sfruttamento) migliori. Non serve andare negli Stati Uniti e acquistare una casa automobilistica, per giocare al gioco del padrone arrabbiato: basta e avanza mettere il naso fuori di casa.
Per tutti questi motivi qualcuno ha deciso di chiedere e chiedersi pubblicamente cosa sia oggi la Franciacorta. Lo ha fatto prendendo a prestito, per qualche ora, i mega-cartelli pubblicitari con tanto di “F” merlata del Consorzio e grappoli d’uva a profusione: Franciacorta vuol dire davvero solo sfruttamento, cemento e veleni? Oppure c’è un’altra idea di territorio e di relazioni che si può sviluppare, dal basso, a partire dal concetto che anche la Franciacorta è, di per sé, un bene comune?
December 13th, 2011 alle 9:24 am
Anche dove abito io ci sono dei cani in un recinto, estate e gelo, che abbaiano sempre…tenuti al freddo non è il massimo e in ogni caso fanno un chiasso incredibile, a chi li devo segnalare?
grazie, cristian
December 14th, 2011 alle 9:26 am
Si rivolga all’ Enpa sezione di Brescia.
www.enpabrescia.it
telefono 030.8175097
VIA QUINTA NR 29
VILLAGGIO SERENO (BS)
ORARI:
lunedi dalle 18.30 alle 20.30
martedi dalle 20 alle 22
mercoledi dalle 18 alle 20
giovedi dalle 20 alle 22
NON ACCETTANO SEGNALAZIONI ANONIME.
I cani normalmente stanno fuori. Valuteranno loro se è il caso d’intervenire.