Cave e discariche: la preoccupazione dei sindaci. E il Cicolo SEL della Franciacorta lancia una petizione on line

biciclettata-10-settembre-2011-2.jpgLo scorso 3 gennaio i sindaci dei comuni di Berlingo, Cazzago San Martino, Castegnato, Paderno, Passirano, Rovato e Travagliato si sono riuniti per rinnovare le strategie per opporsi allo sfruttamento del suolo con cave e discariche. All’incontro nessuno rappresentava il nostro paese, essendo la carica di sindaco allo stato attuale vacante. Una voce in meno dunque per ribadire il no alla discarica di Bosco Stella. A tal proposito Giovanni Battista Sarnico ha espresso la propria amarezza per non poter proseguire in questa ed in altre azioni importanti per la tutela del territorio. «Il fermo imposto dal Tar - ha dischiarato - esclude la nostra comunità dalle principali proposte del territorio». Il riferimento è proprio all’incontro fra i sindaci del 3 gennaio. A tal proposito, Sarnico evidenza il danno «apportato all’Amministrazione di Ospitaletto e il forte indebolimento della rappresentanza politica dei cittadini», specie per temi di rilievo «come la discarica e il peso delle nuove infrastrutture sul territorio: raccordo Brebemi, raddoppio ex provinciale 19 e Tav».

Il momento appare delicato perché sembra che, nonostante le prese di posizione dei territori con documenti presentati in tutte le sedi competenti, e nonostante gli scandali che stanno investendo la gestione dei rifiuti in Lombardia,  la pratica vada avanti, come anche le autorizzazioni che consentono le escavazioni nel parco della Macogna. Pubblichiamo di seguito il comunicato diffuso al termine dell’incontro.

 

Noi, sindaci dei comuni di Berlingo, Castegnato, Cazzago San Martino, Paderno Franciacorta, Passirano, Rovato e Travagliato siamo fortemente preoccupati poiché il territorio dei nostri Comuni sta subendo una violenza che non possiamo tollerare, a causa di Piani di Settore difformi rispetto all’indirizzo amministrativo da noi voluto e di una legislazione regionale che tutela più gli interessi degli operatori privati che le esigenze condivise del territorio.

Tutto si sta pericolosamente e inspiegabilmente concentrando su questa parte di territorio bresciano, già ampiamente martoriato con la presenza di cave, discariche e grandi infrastrutture viabilistiche.

Come Comuni di Cazzago San Martino, Travagliato, Rovato e Berlingo siamo da troppo tempo in attesa del riconoscimento provinciale del parco intercomunale della Macogna; mentre prosegue questo tergiversare, registriamo l’espressione di pareri favorevoli provinciali alla VIA (Valutazione Impatto Ambientale) per una discarica di rifiuti inerti e la celere concessione di autorizzazioni ad ulteriori escavazioni, in un ambito estrattivo di oltre 600.000 mq in cui è già successo di tutto (escavazioni abusive, conferimenti illeciti di rifiuti, mancato rispetto degli obblighi in capo ai cavatori, sequestri di aree da parte della Magistratura, …).

Come Comuni di Rovato e Cazzago San Martino abbiamo il problema della cava Bonfadina nella quale la pianificazione del Piano cave provinciale e la successiva approvazione regionale hanno determinato un bacino estrattivo enorme in piena Franciacorta, contro la volontà unanime del territorio.

Come Comuni di Castegnato, Paderno Franciacorta e Passirano, con il comune di Ospitaletto, ci siamo in più occasioni espressi contro il progetto di realizzare una discarica in località Bosco Stella, un’area di 315 mila metri quadrati.

Contrari a questo progetto si sono espressi all’unanimità i nostri consigli comunali e i nostri cittadini costituiti nei Comitati. Abbiamo più volte ribadito le ragioni del NO dei nostri Comuni, l’ultima volta nel corso dell’audizione in Provincia, giovedì 15 dicembre. Le motivazioni tecniche le abbiamo presentate, rafforzate, puntualizzate, illustrate, pubblicizzate. Nonostante tutto questo, l’iter autorizzativo, anziché interrompersi, continua e accelera il suo percorso, anche alla luce delle recenti dichiarazioni dell’Assessore Regionale competente, che ha demandato ai tecnici la decisione definitiva.

Noi sottoscritti Sindaci ribadiamo ancora una volta il nostro “NO ALLA REALIZZAZIONE DI NUOVE DISCARICHE”. Riassumiamo le motivazioni sociali, politiche, ambientali e territoriali in una affermazione: abbiamo già dato, e anche molto; ora tocca ad
altri, se ve n’è effettivo bisogno, fare la propria parte. Il nostro territorio non ha bisogno di ulteriori aggravi ambientali; semmai,
necessita di riqualificazione, ricucitura e interventi migliorativi. Il nostro NO non è quindi una fuga dall’assunzione di responsabilità collettive, perché la nostra parte l’abbiamo fatta.

 

Il nostro NO non è il NO elitario di qualche sindaco, giunta o consiglio comunale, è il NO della nostra gente che si esprime anche attraverso i Comitati e le Associazioni, è il NO del territorio. C’è secondo noi, da parte degli esponenti politici di Provincia e Regione, una pericolosa e preoccupante (speriamo non interessata) fuga dalle proprie responsabilità.

La politica deve riappropriarsi della capacità di poter dialogare con Enti comunali e sovra comunali, ma deve anche avere la capacità di ergersi a decisore e arbitro della pianificazione del territorio, non assoggettata a scelte privatistiche dettate da interessi economici o nascosta dietro decisioni semplicemente tecniche. Essendo la politica determinante in tutte le decisioni che vengono assunte, chiediamo a Provincia e Regione, per quanto di competenza, di ascoltare noi e le nostre comunità e non solo i pur legittimi interessi economici dei settori coinvolti.

La posizione che qui nuovamente ribadiamo, di contrarietà a nuove cave e discariche, trova la principale motivazione nell’alta concentrazione di cave e discariche presenti sul nostro territorio. Chiediamo alla politica bresciana, recentemente toccata da vicende giudiziarie riguardanti il settore e che interessano anche alcuni di questi ambiti territoriali, di dimostrare uno scatto d’orgoglio e di responsabilità fino ad oggi tanto dichiarato, quanto puntualmente disatteso.

I sindaci, che per primi sono chiamati a rispondere ai propri cittadini della gestione e del consumo del suolo, in questi casi risultano di fatto esautorati di ogni possibilità di intervento e di potere decisionale. Non è accettabile il concetto secondo il quale ad ogni cava deve corrispondere una discarica; non è ammissibile che i sindaci e le comunità vengano puntualmente scavalcate e che il territorio dei nostri Comuni sia oggetto di interessi di pochi a danno di tanti; non possiamo continuamente accettare che operazioni finanziarie non sempre limpide siano assunte sulla pelle dei nostri cittadini.

Dopo molti anni di battaglie e di prese di posizione politiche e tecniche, dopo anni di carteggi e deduzioni tecniche, dopo anni in cui tutti i politici ci hanno promesso di interessarsi dei nostri casi, siamo stanchi e delusi. Siamo stanchi di continuare a combattere una battaglia con armi scadenti, siamo delusi dai tanti politici che a tutti livelli, dal provinciale al nazionale, hanno promesso di interessarsi al nostro problema senza, sino ad ora, nulla ottenere.

Noi in questi anni abbiamo fatto tutto ciò che ci competeva: abbiamo scritto, manifestato con i nostri cittadini, convocato conferenze, incontrato politici ad ogni livello, presentato proposte alternative di recupero ambientale. Pur delusi e amareggiati, ma con rinnovato vigore e impegno, continueremo a sostenere le nostre posizioni; altri dovranno motivare e giustificare scelte che vanno palesemente contro la volontà dei nostri territori.

Dario Ciapetti sindaco di Berlingo, Giuseppe Orizio sindaco di Castegnato, Giuseppe Foresti sindaco di Cazzago San Martino, Antonio Vivenzi sindaco di Paderno Franciacorta, Daniela Gerardini sindaco di Passirano, Angelo Bergomi vice sindaco di Rovato,
Dante Buizza sindaco di Travagliato

 

Intanto, secondo quanto riferito dal Brescioggi del 3 gennaio, il  circolo SEL della Franciacorta ha lanciato una petizione on line per la salvaguardia della Macogna. Riportiamo di seguito l’articolo.

 

AMBIENTE&TERRITORIO. Il circolo Sel promuove una petizione on-line dopo il via libera agli scavi in località Bonfadina e Macogna.
Cave di Rovato, la protesta irrompe sul web. «Regione e Provincia appoggiano i cavatori a scapito di un territorio a vocazione vitivinicola»

 

«Il primo vino italiano prodotto esclusivamente con il metodo classico ad avere ottenuto la Denominazione di origine controllata e garantita, prende il nome da un paesaggio straordinario: la Franciacorta».
La frase forse più pronunciata dell´anno insieme all´andamento dello spread cozza con le politiche del territorio. Lo sostiene il circolo Franciacorta del Sel scorrendo la ricerca commissionata dalla fondazione Cogeme agli esperti del Metis.
Secondo l´indagine, fra il 1999 ed il 2007 le superfici urbanizzate della Franciacorta sono passate dal 22,8% al 25%, con un tasso di crescita del 10% in 8 anni, corrispondente ad un aumento annuo di 84,75 ettari. E´ come se ogni giorno nel comprensorio fossero stati costruiti 27 trilocali di 150 metri quadri.

 

«L´incremento delle superfici urbanizzate è avvenuto a scapito delle aree agricole - sostiene il Sel -: meno 776 ettari in otto anni, con una perdita di circa 100 ettari di siti coltivati all´anno. A questi dati allarmanti si aggiunge una preoccupazione ancora più grande, legata ai progetti di discariche e cave in fase di valutazione».

 

In questo contesto si innesta la critica del Sel sulla sentenza del Consiglio di Stato che ha autorizzato le cave Bonfadina e Macogna. «Due progetti - si legge nella nota del Sel -, che devasteranno 100 ettari di aree nel cuore della zona vocata alla produzione di vino Docg fra Cazzago e Rovato. Il ricorso dei cavatori è stato sostenuto da Lombardia e Provincia, che dopo un quarto di secolo di saccheggio del territorio bresciano scandito da cave e discariche, hanno dunque fatto una scelta di campo decidendo di sostenere gli interessi di pochi a discapito di quelli della comunità». Quasi scontato il riferimento di Sinistra ecologia e libertà allo scandalo tangenti nel settore rifiuti che ha travolto i vertici della Regione. «Ombre diffuse e pesanti e sospetti si addensano sui comportamenti di importanti protagonisti della politica bresciana e lombarda per aver messo sullo stesso piano la salute delle popolazioni che avrebbero dovuto tutelare ed il profitto dei potentati economici», si legge ancora nella nota del Sel che invita la popolazione a mobilitarsi contro gli scavi alla Bonfadina e a favore del varo del parco della Macogna.

 

Il primo passo è la sottoscrizione della petizione online sul sito www.parcomacogna.it. «Di fronte a una protesta di massa, gli amministratratori di Provincia e Regione dovranno uscire dall´ambiguità e dire una volta per tutte da che parte stanno», conclude il circolo Franciacorta del Sel.

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