Quell’orologio con le lancette che vanno indietro
Mentre il mondo va avanti, il tempo della politica locale torna all’aprile 2011. Torna al giorno in cui furono presentate le liste elettorali: tre legittimamente e una, ci dice ora il TAR, illegittimamente. Le elezioni sono da rifare, parrebbe, stando alla lettera della sentenza, con le tre liste presentate correttamente e con gli stessi candidati: Sarnico, Giudici e Incontro. La decisione del TAR va rispettata: le sentenze non si discutono, ma eventualmente si impugnano. Fra l’altro in questa occasione la sentenza è stata applicata in maniera molto solerte (poche ore!) con l’annuncio dello scioglimento dell’amministrazione Sarnico e dell’immediata nomina del commissario prefettizio.
Tuttavia la macchina del tempo non è stata ancora inventata, e questo andare forzatamente a ritroso sembra porre diverse difficoltà. Dopo che Lega e PDL se ne sono dette di tutti i colori, menandosi fendenti dalle pagine dei giornali, dai blog e anche in Consiglio comunale dove hanno marcato molte differenze, in un panorama nazionale turbolento, e di certo assai mutato, dopo che, in definitiva, il tempo è passato e, tornando a noi, l’amministrazione Sarnico si è assestata, pensare di riandare al “giorno x” ha il sapore di un tocco di bacchetta magica dai costi, non solo economici, piuttosto consistenti. Perché le magie non esistono, lo sappiamo tutti.
Il commissariamento del Comune non costituisce di per sé una una tragedia, perché il commissario prefettizio di certo opererà bene. Per l’ordinaria amministrazione, però. Che nella nostra situazione probabilmente non basta. Quello che lascia l’amaro in bocca dunque è la perdita di tempo che si prospetta, comunque vadano le cose, lo spreco di idee e di risorse. I progetti da attuare che subiranno inevitabilmente una battuta d’arresto. Il nostro paese ha bisogno di scelte importanti. L’amministrazione Sarnico aveva incominciato ad impostarne diverse, mettendo in luce gli aspetti discutibili della gestione finanziaria del passato e iniziando a porvi rimedio, sviluppando politiche nell’assetto del territorio e nella tutela dell’ambiente in discontinuità con l’amministrazione precedente, ma anche procedendo ad adottare un piano delle opere pubbliche forzatamente scarno, ma con dentro alcuni progetti significativi, come una prima sistemazione dell’immobile ex ASL di via Montegrappa per poter ridare una destinazione pubblica alla struttura. In poche parole aveva iniziato ad attuare un programma.
Abbiamo voluto fare solo alcuni esempi di ciò che si stava facendo per dire che la carne al fuoco sarebbe tanta e che qui, comunque vadano le cose, si rischia di fatto (speriamo di no, ma la cosa è possibile) di buttare un anno su cinque di mandato. Perché il tempo passa inesorabile, ed alcune scelte di questi mesi probabilmente saranno vanificate dallo stop forzato che ora si prospetta. Ne è valsa la pena, e soprattutto a chi giova questa situazione? Ai posteri l’ardua sentenza, direbbe qualcuno.
La buona politica dovrebbe servire per un progetto, non per un’infinita gazzarra. Dovrebbe servire per i cittadini. Purtroppo vediamo anche quello che sta accadendo a livello nazionale, dove spesso si pensa più al tornaconto elettorale che al modo per risollevare un Paese in crisi. E forse noi ci troviamo in una condizione che non si discosta dal generale senso di scollamento che si avverte in questa fine d’anno.
Insomma le cose da fare per il bene di tutti sarebbero tante, ma noi siamo ora ricacciati indietro nel tempo, ostaggi del passato, condannati a vivere in una eterna campagna elettorale. Ce lo potremmo permettere? Nei giorni scorsi il Corriere della Sera presentava la vicenda di Ospitaletto, il fatto che le liste di maggio debbano essere riproposte uguali in un contesto mutato, come un “laboratorio”. Beh, se Ospitaletto è il laboratorio, noi siamo le cavie. Le cavie a bordo della macchina del tempo. Auguri.
Giorgia Boragini


